1000xRESIST
08/07/2025 - 07:55In un panorama saturo di proposte che prediligono l'azione diretta o i contenuti generativi, 1000xRESIST scommette su un approccio coraggioso e singolare. Questa avventura narrativa sviluppata dallo studio canadese sunset visitor斜陽過客 è un'opera di fantascienza che flirta con il teatro, la performance art e il saggio interattivo. Invece di lanciarti in sparatorie o enigmi classici, ti immerge in una distopia emotivamente intensa popolata da cloni, ricordi distorti e una setta ossessionata dalla figura di The ALLMOTHER.
È un gioco strano. E questa non è una critica, ma un complimento: 1000xRESIST vuole provocare, vuole far riflettere, far provare disagio e fascino allo stesso tempo. Con influenze che vanno da NieR: Automata a Heaven Will Be Mine, ma con una voce propria, questa esperienza narrativa non cerca di piacere a tutti, ma di appassionare chi entra in contatto con la sua sensibilità.
Gameplay: tra teatro interattivo ed enigma identitario
La meccanica di 1000xRESIST è lontana dalle etichette tradizionali. Non è esattamente un romanzo visivo, né un walking simulator. Si tratta di esplorare spazi metaforici, ricostruire ricordi e svolgere piccole interazioni che vanno dal muoversi attraverso scenari simbolici al manipolare terminali o prendere decisioni conversazionali che influenzano il tono — anziché la trama— del gioco.
Impersoniamo Watcher's Face, una dei tanti cloni fedeli a The ALLMOTHER, una figura venerata quasi come una divinità. Il nostro compito è quello di rivivere i ricordi di questa entità attraverso una macchina di immersione temporale, anche se ben presto i pezzi non si incastrano. I ricordi si contraddicono, le voci cambiano e sorge una domanda fondamentale: chi era veramente questa donna e che tipo di verità ci viene nascosta?
Le sezioni giocabili sono concepite come coreografie emozionali. Ci sono momenti in cui si cammina semplicemente mentre la musica e la voce fuori campo ci immergono in una scena, e altri in cui piccoli enigmi mentali ci costringono a decidere come interpretare un ricordo. Non ci sono combattimenti o morti, ma c'è tensione narrativa e peso in ogni scena.
Narrativa: fantascienza queer, memoria e fede in un mondo senza uomini
Il cuore di 1000xRESIST è la sua storia. Ambientato 1000 anni nel futuro, dopo una catastrofe virale causata dall'umanità, il mondo è ora abitato solo da cloni femminili. La ALLMOTHER, presumibilmente l’unica sopravvissuta umana, è il nucleo su cui è stata costruita una nuova civiltà. Ma man mano che esploriamo i suoi ricordi, emergono crepe nella mitologia.
La narrativa si frammenta in linee temporali, prospettive multiple e toni che oscillano tra il drammatico, il filosofico e il surreale. Ci sono momenti di bellezza lirica e momenti di vero e proprio disagio, con dialoghi che affrontano questioni di identità, traumi generazionali, culto religioso e controllo sociale.
L'intero cast di personaggi è costituito da aspetti diversi della stessa entità genetica, ma ognuna sviluppa una personalità distinta, con emozioni, dubbi e sogni propri. L'idea di una società composta da “una persona moltiplicata per mille” genera potenti momenti di introspezione.
E sì, 1000xRESIST è profondamente queer: non solo nella sua rappresentazione delle relazioni e del genere, ma anche nella sua costante messa in discussione delle strutture tradizionali di potere, corpo e memoria. È uno spettacolo sulla dissidenza emotiva tanto quanto sulla fantascienza.
Estetica visiva: teatralità digitale, colori sintetici e scenografia simbolica
Graficamente, 1000xRESIST è un viaggio attraverso l'insolito. Non vuole competere in fedeltà visiva, ma in espressività. Le scenografie hanno un aspetto teatrale, come palcoscenici fluttuanti nel vuoto, con sfondi minimalisti, illuminazione espressionista e composizioni simboliche che prediligono la metafora al realismo.
I modelli dei personaggi sono stilizzati al massimo: volti quasi immobili, movimenti coreografici e posture che sembrano uscite da un pezzo di danza contemporanea. Tutto sembra artificiale... ma questa artificiosità è voluta. Fa parte dell'identità estetica del gioco, che sembra un mix tra videogioco, installazione artistica e performance.
Ogni ambiente è carico di intenzioni: telecamere di sorveglianza fluttuanti, troni sospesi, corridoi infiniti, terminali di dati che sembrano reliquie di un culto futuristico. Non si tratta di un gioco di attraversamento di “luoghi”, ma di abitare sensazioni.
Sound design e musica: un'opera digitale struggente
Il suono è una delle pietre miliari di 1000xRESIST. Le interpretazioni vocali (in inglese, con sottotitoli) sono intense, teatrali, cariche di emozioni e pause. Non ci sono dialoghi “casuali”: ogni battuta sembra provata, pronunciata con un forte intento drammatico, dando al gioco una sensazione performativa che può sembrare strana all'inizio, ma che finisce per essere ipnotica.
La musica, composta da Jian e Casey MQ, mescola sintetizzatori nostalgici, eterei cori femminili, glitch elettronici e silenzi brutali. Ogni momento chiave è accompagnato da un brano musicale che ne sottolinea la carica emotiva, dalla malinconia all'angoscia. È una colonna sonora che non solo accompagna, ma fa parte del linguaggio del gioco.
Un'esperienza per chi cerca qualcosa di diverso
1000xRESIST non sarà per tutti. Il suo ritmo è lento, il suo stile è sperimentale e il suo gameplay si basa più sull'assorbimento di idee che sul raggiungimento di obiettivi. Ma se sei attratto da proposte che rischiano, che mescolano arte, politica, genere e identità senza filtri o concessioni, allora questo gioco potrebbe lasciarti un'impronta profonda.
La durata è di circa 6-8 ore, con un certo margine di rigiocabilità se si vogliono rivisitare le sue biforcazioni narrative. Ma al di là di questo, si tratta di un'esperienza che lascia un segno duraturo, che costringe a riflettere anche dopo aver spento lo schermo.
Conclusione: memoria, fede e rivoluzione in una distopia mai vista prima
1000xRESIST è una delle opere narrative più audaci, originali ed emotivamente complesse degli ultimi anni. La sua miscela di fantascienza distopica, critica sociale e poesia interattiva lo colloca nella stessa linea di giochi come Signalis, Kentucky Route Zero o Paradise Killer, ma con un'identità tutta sua.
Non è facile da descrivere, né pretende di esserlo. Ma se entri in contatto con la sua proposta, probabilmente non la dimenticherai mai.
